ALM in Val di Susa 8-9-10 Dicembre 2006

Dopo la manifestazione a Roma del 14 ottobre, Aspromonte LiberaMente sale ancora più su, fino in Val di Susa, per continuare a gridare il proprio NO! alle cosiddette “grandi opere”…

Foto di gruppo
Un valido sillogismo parte da due premesse vere per giungere, necessariamente, ad una conclusione sempre vera:

Premessa n.1
Come ogni anno Aspromonte LiberaMente, inaugura l’avvio delle attività, simbolicamente fissato il 10 dicembre (giornata Mondiale dei Diritti Umani), con un’iniziativa diversa;

Premessa n.2
Quest’anno, a poco meno di due mesi dalla manifestazione a Roma contro le grandi opere, il movimento NO TAV festeggia l’8 dicembre il primo anniversario di liberazione del cantiere di Venaus, dopo duri giorni di presidi e lotte.

C’è bisogno di dire qual è la conclusione?!

stazione
L’8 dicembre ’06, verso le 13.00, un disordinato branco di calabresi scende alla stazione di Condove, un paese della Val Susa a mezz’ora da Torino, invadendo quasi l’intero marciapiede.

Siamo tanti anche questa volta, e anche questa volta tra di noi c’è chi è alla sua prima esperienza nel mondo di LiberaMente, in larga parte studenti “reclutati” dalle scuole di Carmelo, Maurizio e Peppino. Con loro un gruppo di ragazze e ragazzi del CSOA “A.Cartella” di Gallico, ed anche studentesse “emigrate” che raggiungono il gruppo dalle loro sedi universitarie.

All’arrivo il comitato NO TAV di Condove ci dà il benvenuto sfatando miti e pregiudizi sulla fredda accoglienza dei ”nordici”: da bere e da mangiare ce n’è in abbondanza, abbracci e sorrisi non mancano, la musica l’abbiamo portata noi e la festa può cominciare… classicamente a ritmo di TARANTELLA!

arrivo

Ci si riconosce nel loro entusiasmo. Il sindaco di Condove (una donna di un carisma straordinario) è il ritratto della gioia che anima la gente del luogo, felice di vivere su quella terra e pronta a difenderla, costi quel che costi. Sappiamo bene cosa significa dover lottare per impedire la distruzione del proprio territorio, per imporre il diritto a poter scegliere del futuro della terra in cui si è nati, in cui si lavora, in cui si vive e che si ama.

Lo sappiamo cosa vuol dire dover gridare per farsi sentire da chi ha le orecchie tappate dal denaro, e sappiamo l’importanza di essere numerosi, sempre più numerosi, affinché il NO arrivi veramente possente ed invalicabile, un NO alla violenza energivora e mafiosa, in qualunque forma essa si presenti, che prenda le sembianze di un ponte a sud o che viaggi ad alta velocità attraverso il nord.

Perciò, dopo esserci sistemati (fin troppo bene!) in una sorta di oratorio messoci a disposizione dal comune (e tanti di noi anche in casa di alcune famiglie di Condove) cominciamo i preparativi per la fiaccolata della sera: per prima cosa lo striscione! Dopo aver passato al vaglio le proposte dello slogan da scrivere quella della “fervidaMente” di Santupeppi si afferma e parte la realizzazione pratica che, in realtà (a causa dell’assenza di Vittoria Bulzomì e di adeguate bombolette), ci trova un pò impreparati…

Striscione
In effetti il primo tentativo non risulta particolarmente convincente….

Ma con l’arrivo di un pò di colore (che per coincidenza era quello che serviva per il nostro logo!), si comincia a ritoccare un pò il tutto…

Striscione

Finché il lenzuolo, con sopra litri e spessi strati di colore, giunge alla sua definizione ultima… che possiamo definire, se non altro, soddisfacente….

Striscione

Sarà dietro questa frase che parteciperemo alla fiaccolata della sera che si terrà a Venaus, per riproporre simbolicamente proprio la fiaccolata che esattamente un anno prima aveva concluso la lotta tra i manifestanti e la polizia, lotta che tra l’altro aveva toccato picchi di altissima tensione.

Ma cos’era successo esattamente?

Il 6 dicembre 2005 decine di poliziotti in tenuta antisommossa hanno accerchiato nella notte i terreni di Venaus, presidiati da giorni per impedire l’inizio dei lavori per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione. Di notte, come nemmeno la più infida mente criminale avrebbe fatto, quei poliziotti armati di manganelli e protetti dagli scudi hanno fatto irruzione nel presidio e sui terreni dove dormivano poche manciate di persone pacifiche e disarmate, picchiandole senza ritegno e distruggendo tende e presidio.

L’intera valle si è svegliata all’alba frastornata e indignata e prima delle 9 del mattino la popolazione si era già spontaneamente mobilitata: erano state bloccate le statali, l’autostrada e la ferrovia. Due giorni dopo, l’8 dicembre, un’imponente e rabbiosa manifestazione, che aveva raccolto decine di migliaia di persone non solo della valle, ma giunte per solidarietà da tutta Italia, è partita da Susa con uomini, donne e persino bambini sui passeggini e, forzando un posto di blocco, è giunta a riprendersi, alla luce del sole e grazie a migliaia di volti scoperti, quello che era stato sottratto con la violenza e l’inganno nella notte: i terreni di Venaus, la loro terra. La nostra terra.

Un anno dopo i prati di Venaus si ritrovano nuovamente calpestati da migliaia di persone, ma questa volta le voci sono di festa: la gente ricorda la vittoria di una battaglia, ma sa anche che la guerra non è ancora finita…e sarà dura! Eppure siamo in migliaia a festeggiare con loro, da tutta l’Italia: i No Mose da Venezia, dalla Sicilia e dalla Calabria i No Ponte, e poi i comitati contro i rigassificatori e in generale tutti coloro che non hanno creduto alla spettacolare televendita del 2000, quando Berlusconi a “Porta a Porta” aveva presentato le sue meravigliose grandi opere…


No. I valsusini, decisamente, non lottano da soli. Loro lo sanno, e sono pronti ad accoglierci tutti: appena arriviamo qualcuno ci annuncia al megafono, e siamo accolti con un mare di applausi, frittelle, vin brulè e caldarroste, polenta, salsiccia, dolci…e poi musica, allegria, colore, sorrisi. L’energia fra le tende del presidio è veramente incredibile!

Ci sono persone di tutte le età, e nessuno di loro sembra preoccuparsi della pioggia che trasforma in fango la terra del presidio.. nessuno si dimentica di farti un sorriso, nessuno ti nega l’offerta di un assaggio: eppure se guardi bene quei volti hanno qualcosa in più della semplice gentilezza o del mero riconoscimento nei confronti di chi protesta e festeggia accanto a loro: quella gente è profondamente incazzata. E non uso questo termine per enfatizzare un concetto, ma nessun altra parola sarebbe più adatta a descrivere quella rabbia di chi sa di aver ragione ma anche di chi sa che nonostante questo dovrà combattere nel modo più costante e possente per affermarlo.

E vi assicuro che non è da tutti riuscire a farlo con la dolcezza che dimostravano i valsusini sotto quei tendoni.

Infine la fiaccolata. Lunga, corposa, emozionante. Durante il tragitto erano stati allestiti dei “pit-stop” che distribuivano thè caldo e biscotti, mentre il lungo serpente illuminato si snodava per le strade di Venaus gridando: “sarà dura!”.

 E né la pioggia, né il freddo (e che freddo!), né il vento sono riusciti a spegnere la fiaccolata commemorativa con un ben preciso significato di fondo che risuonava per tutta la valle e per tutt’Italia: niente può fermare chi lotta per la propria terra.Niente
Chi non era per strada si affacciava dalle finestre per dimostrare il proprio sostegno, e le bandiere che sventolavano dai balconi erano decine. Una forza spaventosa, che non era stata convocata da nessuno, ma era sorta spontaneamente dal basso, come spontaneamente cresce l’erba su un campo: nel modo più semplice e naturale. E quindi, a parer mio, nel modo più spettacolare e degno di rispetto.

E c’eravamo anche noi con loro. Anche noi abbiamo condiviso e fatto parte di quella forza straordinaria. Anche noi la conoscevamo bene quell’ incazzatura. E dunque non potevamo mancare!

Quella sera tornammo a casa fradici ma contenti. Il giorno dopo i ragazzi del comune ci hanno fornito giacche a vento asciutte e per fortuna il tempo è stato più clemente.

La mattinata del 9 l’abbiamo dedicata all’incontro con la comunità di Condove, a cui abbiamo mostrato alcuni video ( tra i quali l’immancabile “e-motion”! ) per poi passare ad un informale scambio di doni. A pranzo, poi, siamo stati squisitamente accolti dagli alpini, che ci hanno fatto assaggiare alcuni dei loro pezzi forti… e vorrei sottolineare il loro vino!

Pomeriggio e sera siamo tornati al presidio, dove si è svolta l’assemblea a cui erano presenti i movimenti che da tutta Italia si erano trovati a condividere la lotta a fianco ai valsusini.

Dibattito e soprattutto proiezione di filmati, in particolare quello della fatidica notte di un anno prima, con scene che vi assicuro lasciano senza parole.

E che nessun telegiornale ha mai trasmesso.

Anche quella sera, in ogni caso, canti, balli e cibo non sono mancati; anche quella sera centinaia di persone erano lì soprattutto per darsi forza, per confermare un impegno e una volontà ben precise, a costo di dover di nuovo affrontare i celerini.

 Il giorno dopo fu triste dover raccogliere le nostre cose..Anche se il nostro viaggio non era ancora terminato del tutto.Ci incamminammo verso la stazione, diretti verso la nostra prossima ed ultima tappa: Bussoleno.
 Un paese veramente splendido, con anche un grande valore civile: numerosi sono stati i suoi riconoscimenti per la forte e sentita lotta partigiana che i cittadini di Bussoleno avevano portato avanti durante la seconda guerra mondiale..
E bastava dare uno sguardo in giro per accorgersene!
Una volta imboccata quella via, sapevamo già dove saremmo dovuti andare a mangiare. E anche se eravamo circa 60 con relativi zaini al seguito, i gestori de “la credenza” non si fecero nessun problema ad accoglierci, fornendoci anche il piano di sopra per posare tutte le valigie.

E subito intuimmo di essere arrivati nel posto giusto!


I coloratissimi muri del locale ci hanno fatto sentire subito a nostro agio, tra i poster NO PONTE e NO TAV! Ed è stato bello concludere lì quel meraviglioso viaggio..

Abbiamo mangiato e brindato. Abbiamo suonato la tarantella (il miglior digestivo dopo ogni pasto!). Senza fretta e con allegria, in tipico stile Aspromonte LiberaMente!

Ed abbiamo anche avuto una conferma di ciò che in fondo tutti noi sapevamo già.. e cioè che la velocità non è un valore assoluto ed oggettivo, senza limiti e quindi sempre potenziabile.


Che spesso, e anzi quasi sempre, è solo la calma che permette di trovare la bellezza di quelle cose (ormai poche) che conservano ancora la loro intrinseca e naturale semplicità.

Anche perché, come Cassano insegna, la velocità è monocromia e i colori si possono percepire solo quando la vita rallenta.

Solo quando abbiamo il coraggio di poter dire che l’irrefrenabile avanzare dell’orologio non è l’unica alternativa possibile.

Che le lancette possono anche mutare il loro consueto giro. E invertire la rotta.

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